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La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti delle arterie a seguito dell’azione di pompa svolta dal cuore. Se questa forza è eccessiva può, con gli anni, arrecare danni alle arterie; è per questo motivo che l’alta pressione arteriosa, insieme al fumo, all’eccesso di zuccheri (diabete) e grassi (dislipidemia) nel sangue, è considerata un fattore di rischio per l’arteriosclerosi (indurimento delle arterie, con perdita di elasticità ed ostruzione).

La pressione arteriosa viene misurata in millimetri di mercurio (mmHg); 140/90 mmHg sono i limiti raccomandati/ consigliati da non superare: 140 rappresenta la pressione sistolica, detta anche massima, 90 la pressione diastolica detta anche minima. La pressione sistolica è la massima pressione impressa dal cuore nel momento della sua contrazione (sistole) per spingere il sangue nell’arteria aorta e distribuirlo a tutto l’organismo; la pressione diastolica è la minima pressione rilevata durante la fase di rilasciamento del cuore dopo lo svuotamento (diastole). Se le due pressioni sono entrambe elevate, si parla di ipertensione sisto-diastolica. Il rialzo della sola pressione massima viene definito ipertensione sistolica isolata; della sola pressione minima ipertensione diastolica isolata.

Mentre le conseguenze di un aumento della pressione sistolica possono essere facilmente comprese, perché legate direttamente alla forza impressa dal cuore sulle arterie, con possibilità anche di rottura delle stesse, meno facile è capire le conseguenze della ipertensione diastolica per la quale spesso viene richiesto un trattamento farmacologico specifico.
A tale proposito occorre rimarcare che non esiste una terapia diversa per le due condizioni: tutti gli antipertensivi in commercio agiscono riducendo sia la pressione sistolica che la diastolica. Questo deve essere tenuto ben presente soprattutto per soggetti anziani, nei quali può essere rischioso ridurre eccessivamente i valori della pressione minima, in quanto è nella fase diastolica, di rilasciamento del cuore, che si ha il riempimento delle arterie coronarie, che portano sangue (e ossigeno) al cuore; se sono presenti ostruzioni del lume delle arterie coronarie (frequenti negli anziani), una pressione diastolica troppo bassa può compromettere l’apporto di sangue al cuore con conseguenze anche gravi.
Questo rende particolarmente complicato curare l’ipertensione di soggetti anziani, i quali, oltre ad avere una pressione estremamente variabile durante la giornata, come è facile evidenziare in corso di monitoraggio della pressione giornaliera con l’Holter pressorio, sono spesso portatori di vari fattori di rischio, che possono, con gli anni, aver ostruito le coronarie per fenomeni di aterosclerosi; ridurre i valori pressori sistolici può essere da una parte vantaggioso, per evitare il rischio di ictus, ma un’eccessiva riduzione dei valori diastolici può essere causa anche di infarto cardiaco.